Liste di attesa

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A seguire, una sintesi dei principali problemi riscontrati dai cittadini su questo argomento.

Cittadini e liste d’attesa (sintesi Rapporto Pit 2011)

Uno degli ambiti in cui più si scontrano la pazienza dei cittadini e le caratteristiche del sistema sanitario è quello delle liste d'attesa: purtroppo si tratta di un settore che da qualche anno a questa parte non mostra cambiamenti in positivo (il dato generale, infatti, è in aumento di un punto percentuale, dal 15% del 2009 al 16% del 2010), come le rilevazioni degli ultimi Rapporti PiT indicano.

liste attesa tabella pit 2011 Fonte Cittadinanzattiva – Rapporto PiT Salute 2011

Nella figura, infatti, è possibile notare come i valori relativi alle categorie di prestazioni prenotabili tramite i vari servizi CUP regionali e locali, nel 2010, siano pressoché i medesimi rilevati anche durante l'anno precedente.
Per quanto riguarda gli esami diagnostici, nel 2009 si è registrato un numero di segnalazioni pari al 50,5% sul totale, mentre nel 2010 il dato si è attestato sul 52,6%. Discorso analogo per quanto riguarda la prenotazioni delle visite specialistiche, sia di primo accesso che di controllo, con il 28% delle segnalazioni nel 2009 e il 28,2% nel 2010. Le attese per gli interventi chirurgici, invece, subiscono una lieve flessione al ribasso, con una percentuale che per il 2009 ammontava al 21,5%, mentre la si ritrova al 19,2% nel 2010. Una prima riflessione sull'argomento, quindi, non può che far notare un fondamentale stallo della situazione, che si manifesta sensibilmente quando il cittadino si rivolge alla struttura ospedaliera (è infatti il soggetto che presenta la maggioranza degli accessi, con il 47,2% nel 2010, di poco superiore al 44,8% registrato nel 2009), oppure alla ASL di zona (39,1% nel 2009, in aumento fino al 41,6% nel 2010), ma che tocca anche le strutture che operano in convenzione, in misura del 11,2% per l'anno 2010 (il valore era pari al 16,1% nel 2009).

Liste d’attesa/Attore

2010

2009

Ospedale

47,2%

44,8%

ASL

41,6%

39,1%

Struttura convenzionata

11,2%

16,1%

Totale

100%

100%

Fonte Cittadinanzattiva – Rapporto PiT Salute 2011

E’ interessante commentare quali siano le prestazioni diagnostiche che vengono maggiormente segnalate come difficili da ottenere in tempi celeri, classificate per area clinica di appartenenza. Tra queste spicca purtroppo il dato relativo ad una tipologia di esami, quelli dell'area oncologica, che dovrebbero invece essere sempre erogati con sollecitudine, pena la drammatica possibile evoluzione di una patologia dall'esito sempre incerto. Il dato relativo restituisce una frequenza statistica pari al 18,2% (anno 2010) sul totale delle segnalazioni giunte alle sedi dei PiT Salute e del Tribunale per i diritti del malato, in leggero calo rispetto all'ultima rilevazione (19,4% nell'anno 2009).

Esami diagnostici – Ambito clinico

2010

2009

Oncologia

18,2%

19,4%

Ginecologia e ostetricia

16,4%

16,1%

Cardiologia

14,4%

16,1%

Radiologia

10,5%

9,7%

Ortopedia

9,1%

9,7%

Gastroenterologia

6,8%

4,8%

Neurologia

6,8%

6,3%

Altre aree terapeutiche

6,8%

5,0%

Urologia

6,5%

8,1%

Endocrinologia

4,5%

4,8%

Totale

100%

100%

Fonte Cittadinanzattiva – Rapporto PiT Salute 2011

La tabella fornisce un quadro sinottico della situazione rilevata, e permette di considerare che le aree in cui il cittadino riscontra maggiore difficoltà nel prenotare le visite diagnostiche siano la ginecologia/ostetricia (circa 16% delle segnalazioni, sia nel 2009 che nel 2010) e la cardiologia (il dato relativo è in leggero calo, passando dal 16,1% del 2009 al 14,4% del 2010). Si nota, inoltre, come siano le ecografie (e, fra queste, quelle addominali, alla tiroide e agli arti), seguite dalle risonanze magnetiche e dalle mammografie (6,1% nel 2009, 11,9% nel 2010), a registrare la maggioranza dei disagi in fase di prenotazione. I dati relativi indicano, rispettivamente, che il 29,1% dei cittadini che ha contattato il PiT Salute/Tdm ha segnalato problemi nella prenotazione di un'ecografia (erano il 31,4% nel 2009); è il 12,1%, invece, che indica disagi nell'ottenere a breve termine una risonanza magnetica nel 2010, contro il 20,1% del 2009. Il dato in netta  discesa, è importante precisarlo, non è assolutamente dovuto ad un miglioramento del servizio, quanto piuttosto alla forzata scelta di rivolgersi a soggetti privati, di fronte ad attese medie anche di dieci mesi, o maggiori nei casi più estremi.

Emerge, inoltre, come dal 2009 al 2010, siano aumentati i tempi medi di attesa per gli esami MOC (da 13 a 15 mesi), Mammografia (da 12 a 14  mesi), Risonanza magnetica, TAC e PET (da 9 a 10 mesi), ed Ecografie (da 6 a più di 8 mesi). Mediamente si riscontra un aumento del tempo di attesa di circa due mesi, quindi, mentre si sono ridotti circa della stessa misura i tempi di attesa per prestazioni quali Colonscopia (da 8 a 6 mesi e mezzo), Ecodoppler (da 6 mesi e mezzo a 4 mesi e mezzo) ed Ecocardiogramma/Elettroencefalogramma (da 6 mesi e mezzo a 4 mesi circa).

Analizziamo ora le aree cliniche in cui i cittadini incontrano maggiori difficoltà nell'erogazione celere di una visita specialistica. Si registrano aumenti percentuali in aree quali l'Oculistica (dato 2009: 15,5%; dato 2010: 19,7%), la Cardiologia (dato 2009: 8,2%; dato 2010: 10,1%), e l'Odontoiatria (dato 2009: 8,4%;  dato 2010: 10,1%). Altre aree segnano, come la Dermatologia e la Ginecologia, una diminuzione del numero di segnalazioni.

Il fatto che il numero delle segnalazioni sia in calo o in aumento non pregiudica la possibilità, per chi analizza i dati giunti alle sedi dei PiT Salute e del  Tribunale per i diritti del malato, di avere compiutezza dei tempi medi di attesa per ottenere una visita specialistica nei vari ambiti clinici: una visita urologica richiede in media sempre 12 mesi di attesa, una oculistica 8, mentre quelle cardiologica e oncologica sono erogate nel 2010 in tempi medi leggermente più bassi (rispettivamente, da 9 a 7 mesi e mezzo e da 9 a 5 mesi) rispetto al 2009.

Le liste d'attesa interessano un altro ambito importante, quello degli interventi chirurgici. La necessità di effettuare un determinato intervento in tempo utile è indubbia, per il miglioramento della condizione clinica e per, quando possibile, il recupero dell'autonomia del paziente rispetto alla funzionalità di un organo o un apparato.

Area terapeutica

2010

2009

Ortopedia

27,0%

22,0%

Urologia

18,0%

15,0%

Oncologia

13,0%

12,8%

Ginecologia e ostetricia

10,9%

11,6%

Cardiologia

6,2%

8,1%

Chirurgia estetica

4,9%

5,5%

Chirurgia generale

4,7%

7,3%

Odontoiatria

4,5%

4,0%

Otorinolaringoiatra

4,0%

6,9%

Gastroenterologia

3,5%

2,6%

Oculistica

3,3%

4,1%

Totale

100%

100%

Fonte Cittadinanzattiva – Rapporto PiT Salute 2011

La tabella riassume, divise per aree cliniche, le problematiche maggiormente segnalate dai cittadini che si inseriscono in una lista d'attesa per un intervento. Moltissimi sono quelli relativi alle protesi d'anca, come il valore più alto dell'area relativa (Ortopedia) dimostra: è un dato in aumento dal 2009 al 2010 (rispettivamente: 22% e 27%), nonostante i tempi medi di attesa per questa area siano in diminuzione dai 12 mesi del 2009 ai 9 del 2010. Altra area rilevata dai cittadini, è quella urologica (le segnalazioni crescono dal 15% al 18%), con tempi medi di attesa costanti intorno agli 8 mesi. Rimane alta la percentuale di segnalazioni che riguardano i disagi di attesa anche nell'area oncologica (sempre intorno al 13%).

Attesa media

2010

2009

Chirurgia plastica ricostruttiva

13,5 mesi

12 mesi

Maxillo facciale

13 mesi

12 mesi

Protesi d’anca

9 mesi

12 mesi

Ipertrofia prostatica

8,5 mesi

8 mesi

Tiroide

7 mesi

7 mesi

Fonte Cittadinanzattiva – Rapporto PiT Salute 2011