Il caso Genova e la valutazione dei servizi pubblici

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La “Legge Brunetta” del 2009 si proponeva di aprire porte e finestre: scommetteva su organismi di valutazione (davvero) indipendenti e lanciava la sfida della “trasparenza totale”. Sembrava proprio la chiave di volta. Misurazione e valutazione sarebbero dovute diventare “cose vere”, rompendo finalmente il cerchio dell’autoreferenzialità, “sciorinando” in piazza, dinanzi agli occhi indiscreti e impertinenti dei cittadini tutto il quotidiano operare dell’Amministrazione.
Le cronache dei giornali sia locali che nazionali si sono sempre più soffermati all’inizio del 2013 sulle notizie che riguardavano i servizi erogati da Comuni Province, Regioni , ASL, Aziende di trasporto pubblico, nelle quali, a fronte di tagli dei servizi, di servizi sempre meno accessibili e di minore qualità, risultavano, invece, trattamenti premiali economici accessori sempre al massimo, a seguito delle valutazioni di eccellenza effettuate da parte degli Organismi di valutazione indipendenti interni ai relativi Enti o Aziende.
I seri limiti della Legge Brunetta non hanno retto, pertanto all’impatto della crisi, svelandone inconsistenza dell’impianto, già peraltro segnalati da alcuni al momento dell’approvazione della legge.
Una legge che ha fallito su tutti i fronti evidenziando, in particolare i seguenti gravi limiti:

  • Autoreferenzialità. La valutazione è stata finalizzata solo alla distribuzione di incentivi, astraendosi dalla realtà dei servizi. Era sbagliata e si è rivelata tale l’idea che la produttività dipendesse soprattutto dagli sforzi degli individui e non dall’adeguatezza dei modelli organizzativi, dalla congruità degli obiettivi e dalla ottimale distribuzione delle risorse sul territorio. Da ciò derivava che il problema erano i fannulloni e la soluzione fossero gli incentivi individuali.
  • Assenza di terzietà negli O.I.V. Gli “esperti” degli O.I.V. hanno cercato di evitare di verificare la soddisfazione dei cittadini Tutto ciò non è successo anche e soprattutto per l’assenza di “terzietà” nella nomina: gli esperti nominati dagli amministratori, di fatto sempre su proposta dei Dirigenti, siano diventati parte integrante del “sistema consociativo di gestione del potere” che ormai rappresenta la normalità nel sistema degli Enti pubblici in Italia.
  • Inadeguata trasparenza nella pubblica Amministrazione. La affermata trasparenza intesa come accessibilità totale, non è partita perché mancava la fonte normativa specifica, poi approvata solo nel 2013 con il D.Lgs. n. 80/2013

 La legge Brunetta deve essere pertanto profondamente modificata introducendo i seguenti principi:

  •  Obbligo di valutare gli out come, gli effetti e non i volumi di attività.  Di fatto l’attività degli O.I.V. ha tradito le pompose premesse e promesse della Legge Brunetta, riportando la valutazione ad uno stadio più arretrato di quello tanto deprecato dei Nuclei di Valutazione.
  • Sostituire gli esperti con cittadini “competenti”. Appaiono largamente più indicati come componenti degli O.I.V. coloro che, invece, più di altri sono interessati al buon funzionamento dei servizi pubblici. L’Istat ci dice che tra le categorie “dipendenti” dalla qualità dei servizi pubblici locali sono le Cassiere e le Commesse”. Inoltre esse sono le più numerose come categoria ed inoltre nel loro lavoro hanno un contatto permanente con altri consumatori ed utenti. Le Commesse e le Cassiere in carne e ossa non sono tutte come quelle della fortunata serie televisiva della RAI, impegnate soprattutto in affari sentimentali. Donne e quindi madri, mogli, figlie, nuore, con un rapporto di lavoro che prevede ormai, dopo la riforma Monti sulla deregolazione dei servizi, orari sempre più “flessibili”, la qualità della loro vita, cioè la possibilità concreta di far bene la madre, la moglie, la figlia, la nuora oltre che vivere meglio la propria vita, ha bisogno di una società organizzata in maniera tale che tutte le istituzioni e i servizi pubblici diano il massimo in qualità e accessibilità. Una rete di trasporti pubblici capillare e con orari prolungati, servizi educativi con orari lunghi e compatibili, una Sanità del territorio fortemente efficiente con servizi domiciliari adeguati per il caso di familiari invalidi. Un sindacato attento e presente, perché la “flessibilità” degli orari e dei tempi di lavoro non diventi, invece, anche “flessibilità” dei diritti salariali, assistenziali e previdenziali. ;
  • Introdurre il principio di terzietà. Le Commesse e le Cassiere non dovranno essere nominate, per evitare i processi viziosi di fidelizzazione personale, ma estratte a sorte su un albo a cui si saranno iscritte coloro che vorranno svolgere tale compito.

Le nuove frontiere della valutazione: dare fiducia e voce ai cittadini. Aprire le porte e le finestre, credere davvero nella “trasparenza totale” come l’unico spazio possibile dove si possa ricostruire e rinsaldare il patto di fiducia con i cittadini. Diventa missione prioritaria per le istituzioni pubbliche produrre un bene comune che è la fiducia. Ciò allo scopo di sfruttare al meglio il principio del crowdsourcing, ovvero, l’intelligenza delle comunità virtuali che permette di ottenere migliori risultati attraverso la collaborazione di un gran numero di membri della collettività..
Il nuovo assetto degli O.I.V., sopra prefigurato, necessita appunto di un ulteriore soggetto politico, come Cittadiinanzattiva, che svolga i seguenti compiti:

  • Supportare i nuovi “esperti” degli O.I.V. Le Cassiere e le Commesse rischiano di essere irrise e sopraffatte dalla burocrazia che cercherà di isolare tale “corpo estraneo” che mina la propria autoreferenzialità. E’ necessaria pertanto la presenza di un soggetto civico che funga da supporto alla loro attività, con il supporto di dati certi di rilevazioni periodiche sulla qualità dei servizi e con il supporto delle proposte e delle segnalazioni dei cittadini;
  • Organizzare le attività di crowdsourcing I cittadini saranno i primi e più importanti collaboratori dei nuovi esperti degli O.I.V. attraverso le loro segnalazioni e valutazioni che saranno organizzati da Cittadinanzattiva e forniti agli esperti per valorizzare sempre di più il loro ruolo.

Il caso Genova. L’alluvione di Genova, di questi giorni, con  premi per lotta al dissesto idrogeologico, evidenzia, purtroppo, la giustezza di quanto sopra da tempo indicato e proposto da Cittadinanzattiva. I dirigenti del Comune hanno regolarmente percepito delle retribuzioni di risultato per gli obiettivi raggiunti. Obiettivi come la mitigazione del rischio degli edifici ubicati nelle aree di maggior rischio idrogeologico, monitoraggio del territorio, appalti idro, drenaggio urbano, schermatura del torrente Bisagno, l’intervento di adeguamenti idraulici". Premi dai 6 ai 17mila euro in più dello stipendio "visto il loro buon lavoro per la sicurezza idrogeologica della città". Anche l'assessore genovese al Personaledifende tali premi:"Premi e obiettivi sono stati stabiliti da una delibera e approvati in Consiglio comunale senza obiezioni precisando che tali dirigenti avevano progettato lo scolmatore di Fereggiano, "ché se poi non lo hanno costruito non è mica colpa loro!!".

Paolo Baronti, Presidente di Cittadinanzattiva Umbria