Un paese in crisi e consumatori disorientati

La crisi economico-finanziaria che stiamo vivendo da ormai quasi sete anni continua a monopolizzare l'attenzione delle istituzioni e dei media, crisi che ha ormai il suo epicentro nella Vecchia Europa. Un fronte sul quale si stanno concentrando opinionisti e studiosi è quello dell’analisi dell’impatto sui consumi e di come questo impatto sta modificando la vita delle persone. Un fronte che vede anche il nostro movimento impegnato nel dare risposte e chiavi di lettura differenti.
Ne possiamo sottolineare quattro di chiavi di lettura, che stanno modificando le nostre vite: il potere d’acquisto delle famiglie, il diverso andamento dei consumi, la vulnerabilità dei consumatori rispetto a truffe e raggiri, differenti e nuovi stili di vita.
La frenata dei consumi continua a non vedere un cambio di passo, anche perché si è rimasti fermi al un punto di partenza, ovvero la caduta del reddito disponibile. L’Istat, infatti, ci segnala che il reddito medio degli italiani è sceso a quota 29.956 euro su base annua (pari a 2.496 euro al mese), ma questa cifra precipita ( ad esempio) del 28 per cento in Sicilia, dove la metà delle famiglie vivono con 1.484 euro al mese. E’ evidente che non è sufficiente il bonus di 80 euro, tanto discusso, osannato o bistrattato, a poter contribuire a invertire la rotta. Dai dati emersi dall’ultimo rapporto Coop 2014, Consumi e Distribuzione, emerge che l’italiano medio ha perso dal 2007 ad oggi € 2.700 in un anno. Dalla ricerca presentata da Cittadinanzattiva lo scorso aprile “Quali tutele per una vita sostenibile delle famiglie”, emerge che il 39,5% delle famiglie non riesce a far fronte a spese impreviste e il 65,2% non riesce a risparmiare e continuano a crescere gli arretrati per alcune voci di spesa: bollette, rata del mutuo o affitto, credito al consumo.
Sul diverso andamento dei consumi, sempre leggendo i dati del Rapporto Coop 2014, si salvano ancora il settore dell’alimentazione e quello della tecnologia. I soli ambiti che non decrescono, in un contesto tutto negativo, sono il cibo (anche nelle sue varianti salutistico, etico, etnico, biologico/vegano) e la tecnologia specie se mobile. Il nuovo “luogo” dove acquistare è internet, e tutto ciò sta comportando effetti negativi su negozi e centri commerciali. Questo fotografa un’attenzione degli italiani verso la propria salute. Più convenienza e qualità insieme, più informazione e scambio, maggiore confrontabilità , più accesso rapido in rete e nei negozi fisici.
Diminuendo la capacità del potere d’acquisto e di conseguenza, senza troppi giri di parole, aumentando il livello di povertà nel nostro paese, il cittadino è maggiormente vulnerabile e soggetto a truffe e raggiri. La nostra ricerca sulle tariffe delle assicurazioni Rc Auto, RcEasy presentata due giorni fa, ci segnala che i costi delle polizze Rcauto sono ancora molto alti, la spesa annuale per un adulto medio si assesta sui 604 euro, una cifra improponibile per i neopatentati. A fronte di questo fenomeno, si registra il fenomeno dilagante delle polizze contraffatte, che trova terreno fertile in quelle fasce di popolazione impoverite, che non scelgono di circolare senza copertura assicurativa, come stanno scegliendo di fare almeno quattro milioni di italiani. Un dato allarmante. Questo rappresenta soltanto un esempio in un ambito specifico degli effetti della vulnerabilità.
A fronte di tutto ciò, ci sono alcuni stili di vita che stanno radicalmente cambiando, trascinandosi dietro una evoluzione dei consumi e delle abitudini che non può essere interpretata solo attraverso il segno meno. Facciamo due esempi, riferiti a consumi molto popolari e connessi ai riferimenti precedenti : l’alimentare e l’auto. Da una ricerca della Coldiretti, nel primo caso gli sprechi degli acquisti sono diminuiti del 15%. Non si riempiono più i carrelli in modo ossessivo, ma si presta attenzione ad altri fattori: prezzo, qualità, provenienza del prodotto.) Sono ormai 100.00 le famiglie che scelgono di acquistare  attraverso i gruppi di acquisto solidale o mercati a chilometro zero, con un risparmio attorno al 20 per cento.
Per quanto riguarda l’auto, il cambio di paradigma è radicale: in una metropoli come Milano ci sono più di 200mila cittadini che ormai utilizzano l’auto condivisa (attraverso il servizio di car sharing e di noleggio orario), stessa abitudine che negli ultimi mesi si sta radicando anche a Roma.
Dal nostro punto di vista questo atteggiamento non è conseguenza né della recessione né della contrazione dei consumi: è solo un nuovo stile di vita, molto più lungo di una congiuntura economica. Può sembrare improprio o pretenzioso parlare di “sarin economy” in Italia, ma con all’attivo circa 250 piattaforme collaborative on line, forse qualcosa si sta muovendo. Gli italiani si stanno ritrovando, inconsapevolmente, “ disorientati, “resilienti” ed “attivi” nel trovare il proprio equilibrio in un contesto difficile che perdura ormai da tanto tempo.

Tina Napoli, Coordinatrice nazionale Rete delle Politiche dei Consumatori di Cittadinanzattiva