Buon anno scolastico, nonostante tutto?

Dopo il Presidente del Consiglio ed i suoi Ministri, dopo i Sindaci e gli Assessori comunali e regionali, anche Cittadinanzattiva, nonostante tutto, augura agli studenti italiani ed alle loro famiglie, agli insegnanti ed al personale non docente, ai Dirigenti scolastici, un buon anno scolastico.
Nonostante tutto. Nonostante il perdurare di problemi gravi come il precariato di insegnanti e non docenti,la scarsitàe la poca managerialità dei Dirigenti scolastici; l’accorpamento forzato delle scuole; l’imperfetta inclusione di studenti con disabilità, di studentisenza cittadinanza italiana, di studenti “dispersi”; l’assenza di verde, di palestre, di mense e laboratori adeguati, di servizi igienici degni di questo nome; il permanere di aule sovraffollate e poco vivibili;lalenta digitalizzazione delle scuole;l’eccessiva burocrazia e la scarsa trasparenza nella gestione degli istituti;i programmi, le materie e le metodologie obsoleti; la refrattarietà endemica alla valutazione di tutti gli attori del mondo scuola;la situazione difficile in cui versano circa la metà degli edifici scolastici. Nonostante tutto ciò, la scuola italiana ha riaperto i battenti, mostrando anchenumerose situazioni di eccellenza ed un rifiorire di partecipazione sostanziale che fanno ben sperare per un cambio di rotta di tutta la Scuola Italiana.
Il Governo sta rispondendo, occorre riconoscerlo, con coraggio e determinazione a tutto ciò, cercando di recuperare un ritardo ultradecennale, in due modi: ponendo al centro della sua agenda il tema dell’edilizia scolastica con il cosiddetto Piano Scuole e avviando una riflessione condivisa e aperta al contributo di tutti al progetto di riforma “La Buona Scuola”, a cui parteciperà anche Cittadinanzattiva.
Riguardo al Piano Scuole, con ilXII Rapporto “Sicurezza, qualità, accessibilità a scuola” abbiamo inteso portare un contributo di proposte e di idee e avanzare alcune critiche, fondate su dati di realtà, non per polemica o disfattismo ma per suggerire correttivi importanti al fine di non sprecare denari utili o disilludere chi spera e si impegna da anni per far funzionare le scuole italiane e formare cittadini attivi e competenti.
Innanzitutto, l’assenza di un’anagrafe dell’edilizia scolastica nazionale e di anagrafi regionali ha pesato fortemente sull’individuazione degli interventi dei tre filoni del Piano scuole (#scuolebelle, #scuolesicure, #scuolenuove). Affidarsi esclusivamente a quanto segnalato dai Sindaci, ci spiace dirlo, non significa aver agito secondo criteri oggettivi e misurabili di urgenza e gravità. Dovremmo essere all’epilogo di una storia, quella della mancanza dell’Anagrafe, lunga 18 anni. Entro breve tempo il Ministero dell’Istruzione sarà obbligato, grazie all’ azione di accesso civico prima e di ricorso al Tar del Lazio poi, ad opera di Cittadinanzattiva a rendere noti i dati in proprio possesso così come le Regioni glieli hanno forniti.
In #scuolesicure e #scuolenuove, tra i primi posti per impegno economico e numero di interventi, hanno la meglio le regioni del Nord. Questa situazione se da un lato è giustificata dal fatto che siano proprio queste regioni ad avere accantonato fondi oggi disponibili grazie allo sblocco del patto di stabilità, dall’altro comporta che, almeno in questa fase, si investa di meno proprio nelle regioni del Sud e nelle Isole con un maggior numero di scuole aventi deficit strutturali pesanti.
L’eccessivo rilievo dato al filone#scuolebelle, con uno stanziamento addirittura superiore agli altri due filoni, poi, ci è sembrato inopportuno. Le modalità applicative con cui si stanno realizzando gli interventi di piccola manutenzione gettano seri dubbi sulla loro efficacia realizzativa. I lavori sono stati affidati a lavoratori socialmente utili con poche o nessuna competenza rispetto ad interventidi tinteggiatura, muratura, impianti elettrici ed idraulici, sistemazione del verde, ecc.e con moltissimi limiti di azione stabiliti a priori.
Il messaggio che è passato all’opinione pubblica, quello di intervenire su quasi 18.000 edifici con #scuolebelle (circa la metà di quelli pubblici) entro il 2015, può aver creato l’illusione che gli interventi di decoro, di abbellimento e di piccole riparazioni abbiano reso le nostre scuole più sicure. Ma così, purtroppo, non è, come dimostrano i dati del XII Rapporto “Sicurezza, qualità, accessibilità a scuola” di quest’anno.
Intendiamoci. Anche noi siamo da sempre fautori della conservazione, del miglioramento, della bellezzadei beni comunicome la scuola, ma riteniamo che in una situazione emergenziale come questa, sarebbe stato più saggio concentrare le poche risorse a disposizione sulle situazioni più gravi ed urgenti quali la messa in sicurezza delle scuole in zone ad elevata sismicità e ad elevato rischio idrogeologico, la rimozione dell’amianto, l’abbattimento delle barriere architettoniche, la manutenzione.
Ciò detto rimane l’apprezzamento per il notevole sforzo dell’attuale Governo di riconoscere finalmente centralità politica alla scuola, di mettere in campo risorse economiche e procedure di semplificazione per fronteggiare questa difficilissima situazione. Poiché di questo passo occorrerà almeno un decennio perché si esca dall’emergenza, auspichiamo che tra tutte le forze politiche si crei un accordo, un’alleanza per proseguire con costanza e sistematicità ad investire sull’edilizia scolastica e nel frattempo si dichiari con chiarezza come stiano le cose, cosa occorra fare e in quanto tempo per ricostruire la scuola italiana a partire da chi la frequenta e ci lavora.

Adriana Bizzarri, coordinatrice nazionale Scuola di Cittadinanzattiva